Alfonsina Storni Martignoni, scrittrice e poetessa argentina

a cura di Silvia B.

alfonsina-storni

Paulina Martignoni, originaria di Lugano, di “famiglia borghese e di raffinata educazione, era maestra, dipingeva, aveva studiato musica e canto; scriveva in francese e in italiano articoli di cronaca sociale per riviste e giornali locali” (1).
Ventenne si sposò con Alfonso Storni. Il 29 maggio del 1892, a Sala Capriasca (Ticino) diede alla luce Alfonsina e, dopo che la bambina ebbe compiuto quattro anni, dovette emigrare in Argentina con la famiglia.
Alfonsina cominciò a lavorare molto presto e a dodici anni scrisse la sua prima poesia.
Nel 1908, per un breve periodo, fu scritturata nella compagnia teatrale diretta da Manuel Cordero ed ebbe la possibilità di uscire dall’ambiente familiare e di viaggiare per il paese.
A diciannove anni rimase incinta e si trasferì a Buenos Aires, dove nacque il figlio Alejandro. Non si sposò e mai rivelò il nome del padre biologico del bambino. Dalle biografie sappiamo che Alfonsina ebbe una relazione amorosa con un uomo molto colto, sposato, con ventiquattro anni più di lei, e che “si preoccupò di crescere il figlio nella stima del padre e gli dette modo di conoscerlo e frequentarlo” (2).
Nel 1919, insieme ad un gruppo di donne, formò l’associazione Pro Derecho de la Mujer, con l’intento di reclamare concreti cambiamenti come l’approvazione di disegni di legge, ad esempio, contro lo sfruttamento delle donne operaie. Alfonsina, però, “non partecipava a manifestazioni politiche sotto bandiera e fu sempre restia a lasciarsi racchiudere nella definizione di femminista; temeva l’influsso restrittivo delle ideologie e preferiva tenere distinta la questione cruciale della libertà di pensiero come diritto fondamentale per la crescita dell’essere umano” (3).
Lavorò come insegnante e poi come direttrice del collegio Marcos Paz. Successivamente fu nominata professoressa di Arte Scenica del Teatro Infantil Labardèn.
In quegli anni conobbe lo scrittore Horacio Quiroga, con il quale coltivò un’intensa relazione, e la poetessa Gabriela Mistral, che nel 1945 ottenne il primo premio Nobel latinoamericano.
La sua produzione letteraria fu molto varia e vasta: pubblicò diversi libri di poesie e racconti, scrisse aforismi, opere teatrali, resoconti di viaggi, reportage, testi sperimentali e collaborò con alcune importanti riviste e con il quotidiano La Nación.
All’età di 43 anni, dopo aver scoperto di essere affetta da un tumore al seno, ricorse ad un intervento chirurgico di mastectomia e, poco tempo dopo, apprese del suicidio dell’amico Horacio Quiroga, anch’egli colpito dal cancro.
Ben presto il male le si ripresentò più intenso e fu costretta a prendere continuamente dosi di morfina. La diagnosi medica decretava pochi mesi di vita.
Il 25 ottobre del 1938 Alfonsina, dopo aver inviato a La Nación la sua ultima poesia “Voy a dormir”, morì lasciandosi andare nel mare a Mar del Plata.

“Ciò che si riconosce e si legge nella poesia di Alfonsina è la volontà di contraddire i destini sociali, esercitata in decisioni fondamentali della sua propria vita: essere una donna libera che a diciotto anni inizia una relazione con un uomo sposato (…); decidere di avere un figlio senza padre, lavorare per mantenerlo in una grande città che non conosce, lottando per avvicinarsi a forme professionali del mestiere letterario; brandire questa serie di decisioni come un valore che la singolarizza ma che, al tempo stesso, può esemplarmente funzionare per altre donne; imporsi, con tutti questi obblighi morali e materiali, in uno spazio intellettuale dominato da uomini; farsi amica di costoro senza rinunciare alla propria indipendenza e alla libertà delle proprie scelte morali; scrivere una poesia chiaramente autobiografica e, di conseguenza, render pubbliche vicissitudini, gioie e sconfitte di relazioni considerate irregolari.” (4)

Di seguito pubblico due poesie di Alfonsina Storni tratte da Irremediablemente (1919).

MODERNA

Yo danzaré en alfombra de verdura,
ten pronto el vino en el cristal sonoro,
nos beberemos el licor de oro
celebrando la noche y su frescura.

Yo danzaré como la tierra pura,
como la tierra yo seré un tesoro,
y en darme pura no hallaré desdoro,
Que darse es una forma de la altura.

Yo danzaré para que todo olvides
y habré de darte la embriaguez que pides
hasta que Venus pase por los cielos.

Mas algo acaso te será escondido,
que pagana de un siglo empobrecido
no dejaré caer todos los velos

MODERNA

Io danzerò su arazzi di verzura,
prepara il vino nel vetro sonoro
e ci berremo quel liquido d’oro
alla notte brindando e alla frescura.

Io danzerò come la terra pura,
come la terra io sarò un tesoro,
e a darmi pura non avrò disdoro,
poiché darsi è una forma dell’Altezza.

Io danzerò per procurarti oblio
di tutto e darti l’ebbrezza che chiedi
finché Venere non traversi i cieli.

Però qualcosa ti sarà proibito,
ché pagana in un secolo esaurito
non lascerò cadere tutti i veli..

BIEN PUDIERA SER…

Pudiera ser que todo lo que en verso he sentido
no fuera más que aquello que nunca pudo ser,
no fuera más que algo vedado y reprimido
de familia en familia, de mujer en mujer.

Dicen que en los solares de mi gente, medido
estaba todo aquello que se debía hacer…
Dicen que silenciosas las mujeres han sido
de mi casa materna… Ah, bien pudiera ser…

A veces en mi madre apuntaron antojos
de liberarse, pero, se le subió a los ojos
una honda amargura, y en la sombra lloró.

Y todo esto mordiente, vencido, mutilado,
todo esto que se hallaba en su alma encerrado,
pienso que sin quererlo lo he libertado yo.

POTREBBE ESSERE SENZ’ALTRO…

Può essere che tutto quel che ho scritto in versi
non sia altro che ciò che non fu mai,
non sia altro che il proibito e il represso
di famiglia in famiglia, da donna a donna.

Si dice che per quelli della mia stirpe
era già stabilito tutto il da farsi.
Si dice che le donne in casa di mia madre
sono state in silenzio. Ah, questo può ben darsi.

Certe volte a mia madre venivan fantasie
di libertà, ma le inondava gli occhi
un’amarezza fonda, e piangeva nell’ombra.

E tutto ciò che vinto, rimorde mutilato,
Tutto ciò che aveva nell’anima rinchiuso,
penso che non volendo l’ho liberato io.

_________________________________________
NOTE
(1) Alfonsina Storni, Senza rimedio, Casa Editrice Le Lettere, Firenze 2010, Notizie sull’autrice, p. 194.
(2) Idem, p. 195.
(3) Idem, p. 197.
(4) Alfonsina Storni, Poemas de amor, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2001, p. 34.

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